M° Maurizio Benelli

Riconoscimenti e titoli:
4° Dan di Judo
1° Dan di Ju-Jitsu

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Intervista del 25 gennaio 2020: Maurizio, per piacere raccontaci con il suo solito spirito gioviale ed anche sarcastico la storia del Tuo Judo

Avevo 16 anni e trascinato da due compagni di studio, iniziai a frequentare più per curiosità che altro, un corso di “lotta giapponese” (cosi veniva chiamata allora). Il corso si teneva solo in inverno, nel salone al primo piano del Palazzo del Turismo di Riccione.
Il tatami era di polistirolo e segatura avvolti da un telo di nylon e coperti con un telone di tela robusta.
Giunta la primavera, per motivi “turistici”, dovemmo lasciare la sala con la promessa di ritrovarci in autunno.

E così fu: in autunno ci ritrovammo tutti sei, nella nuova sede, a Riccione in Viale Ceccarini, al primo piano, nei locali della Casa del Popolo. Il tatami era sempre quello, sembrava di cadere direttamente sul pavimento, ma imparai molto bene le “ukemi” e sinceramente non ho mai subito infortuni in seguito a lanci e proiezioni, anche se eseguite in malo modo.
Nella nuova sede la compagnia si allargò ed allenarsi divenne sempre più divertente.

Dopo tanti allenamenti, giunse il momento della prima gara, a Lugo di Romagna, in un capannone col tetto in lamiera ondulata, me lo ricordo bene perché il mio avversario mi mise in presa e per i restanti 30 secondi, non vidi altro.
Un’emozione incredibile, le gambe tremavano, la bocca asciutta ed un forte ronzio nelle orecchie, l’insegnante ed i miei compagni mi urlavano consigli ma io non sentivo nulla, una sensazione strana che non avevo mai vissuto.

Quella gara, fu la prima di una lunga serie.

Piano piano diventammo un bel gruppo ed alle gare cominciammo a salire spesso sul gradino più alto del podio: Lisi, Pari, Baiocchi, Tentoni, Tomassini ed altri di cui ora mi sfugge il nome ma i due ai quali sono più legato sono Natale Guilianelli e Sauro Tontini, con loro, da allora continuo a dividere gioia e dolori dello Judo.

Col passare degli anni acquisii sempre più esperienza e quando il mio maestro aprì una nuova sede a Cattolica, fui chiamato come aiutante ed a volte sostituirlo nell’insegnamento ai nuovi judoka.
Un’esperienza molto diversa dall’agonismo che mi piacque molto ma che dovetti sospendere per andare a lavorare nel bergamasco. Dovetti rimanere li tutto l’inverno e la prima cosa che misi in valigia fu il “judogi”: lavoravo duramente, ma appena avevo un momento libero mi recavo a Sarnico presso il “Sankaku”.
Allenamenti tirati, perché quando si è fuori si vuol sempre fare bella figura; ebbi presto l’occasione di conosocere nuovi amici, ma a febbraio fui richiamato a casa, dovetti partire per Salerno: lo Stato mi reclamava per il servizio militare.

Quattordici mesi a Salerno: non sapevo come fare.
Prestavo servizio come cameriere alla mensa ufficiali e questo mi permetteva di rientrare più tardi degli altri, quindi mi misi a cercare una palestra dove andare a trascorrere le mie serate.
Trovai la palestra: La Sankaku del grande Maestro Beppe Panada e cominciai a frequentarla.
In una città piena di militari, spesso malvisti, mi feci parecchi amici e diverse volte fui ospite nelle loro case. Quell’anno mi qualificai per il Campionato Italiano ed andai a Roma senza permesso dei miei superiori (in fuga), feci la gara, vinsi i primi due combattimenti poi persi ed arrivai comunque nei sedici.

A questo punto, prima di continuare vorrei dare un consiglio a tutti i judoka che leggeranno queste righe: ovunque andiate, in qualsiasi parte del mondo, se il vostro intento è quello di doverci rimanere per un certo periodo di tempo, potate con voi il judogi e cercate una palestra, troverete certamente nuovi amici e non sarete mai soli.

Dopo il servizio militare, gli anni cominciano a correre ed arrivare al 1978 è stato un attimo. Al nostro insegnante, sul lavoro, gli cambiarono mansione e venne trasferito a Parma, e le palestre di Riccione e Cattolica che rischiano di chiudere, vengono lasciate da lui al miglior offerente.

Sauro, Natale ed io ci guardammo in faccia ed andammo a parlare col responsabile della struttura, il quale ci disse che se noi avessimo coperto il debito accumulato nel tempo dal nostro insegnante, la struttura sarebbe certamente stata a nostra disposizione o di nessun altro.
A noi tre cadde il mondo addosso, il debito era consistente e noi eravamo tre squattrinati che se risvoltavi le tasche non usciva un centesimo.
(l’espressione, tipicamente romagnola, non lascia certo dubbi sulla condizione ed esprime con efficacia il sentimento dei nostri tre, ndr)

Tutti e tre eravamo 1° Kyu, perciò non abilitati all’insegnamento.

Accettammo di pagare il debito a rate mensili e ci informammo con la Federazione come avremmo potuto fare.
La risposta fu di frequentare il Corso della durata di due mesi a Roma …
Ma chi poteva permetterselo? Oltre al costo, come facevamo col lavoro? Eravamo impossibilitati ed increduli!!!

La risposta che ci arrivò dalla UISP, fu che se ci fossimo preparati al corso regionale od anche privatamente ed avessimo partecipato allo stage tecnico con esami, avremmo potuto prendere la Cintura Nera 1° Dan ed in attesa del 2° dan con esame da istruttore, ottenere un permesso provvisorio per l’insegnamento.

Vista l’importanza che per noi aveva detto esame, lavorammo tutta l’estate come i matti per preparacelo e fare in modo che almeno uno dei tre riuscisse nell’intento.

Il 9 Dicembre 1978 ci presentammo a Torino nella palestra “Le Cupole”, partecipammo allo stage tenuto dall’allora Direttore Tecnico della UISP Tadashi Koike ed il 10 Dicembre 1978 tornammo a casa tutti e tre felici e col Diploma di 1° Dan in tasca.

Quel giorno iniziò la lunga storia dell’ASD CENTRO KIAI.

Dopo qualche anno, dalla palestra di Riccione Viale Ceccarini fummo trasferiti nel seminterrato del “Centro di Quartiere Fontanelle” in Viale Sicilia.
Col passare degli anni e con la famiglia dei Judoka che si allargava cominciammo a chiedere all’amministrazione comunale una sede più consona alle nostre esigenze e dopo alcuni anni di insistente lavoro ai fianchi, l’allora Assessore allo Sport Alessandro Casadei ed il Sindaco Massimo Pironi ci assegnarono la palestra di Viale Bergamo che è tutt’ora la nostra attuale Sede di Riccione.

Alcune date molto importanti della mia carriera:
– l’8 Dicembre del 1980 a Udine presi il 2° Dan
– il 3 Maggio del 1981 a Bologna mi diplomai arbitro regionale
– a novembre del 1983 divenni finalmente Istruttore
– il 28 Ottobre del 1984 fui promosso arbitro nazionale
– ad aprile del 1991 fui promosso all’esame da 3° DAN e divenni responsabile arbitri regionali
il 2 Maggio del 1999 fui promosso 4° Dan
– a giugno del 1999 riuscii ad acquisire anche il 1° Dan di Ju-jitsu.

I primi di Ottobre del 2016 fui chiamato dal Responsabile Judo Nazionale Claudio Bufalini e dal Presidente Franco Biavati per sostituire l’amico Franco Degli Esposti (7° Dan) come Responsabile Arbitri Nazionali, incarico che tutt’ora detengo orgogliosamente.

Il judo è ormai parte integrante della mia vita, una passione che mi ha dato un sacco di soddisfazioni ed i cui principi mi stanno aiutato molto.

Mi ha permesso e mi permette tutt’ora di vivere fra i giovani ed unendo la mia esperienza alla loro voglia di vivere spero di contribuire sportivamente ed umanamente alla vittoria della gara più importante, quella che “combattiamo” tutti i giorni…

Ringrazio mia moglie che pazientemente mi ha permesso tutto questo ed i miei amici e soci Natale e Sauro che mi hanno supportato ed a volte anche sopportato, ma questo si sa, dopo 52 anni di felice convivenza judoistica.